Programma “P.I.P.P.I.” (Area Minori)

PROGRAMMA P.I.P.P.I. (PROGRAMMA DI INTERVENTO PER LA PREVENZIONE DELL’ISTITUZIONALIZZAZIONE)

Il Programma P.I.P.P.I. è promosso e finanziato dal Ministero delle Politiche Sociali con una quota-parte finanziata dalla Regione Molise. Il programma trova attuazione nell’Ambito Sociale di Campobasso attraverso il coinvolgimento di figure professionali dell’Ambito stesso e della C.S.S. (in prevalenza con l’utilizzo di operatori domiciliari).

Il Programma P.I.P.P.I. persegue la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette “negligenti” al fine di ridurre il rischio di maltrattamento ed il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare, articolando in modo coerente fra di loro i diversi ambiti di azione coinvolti intorno ai bisogni dei bambini che vivono in tali famiglie, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni.

L’obiettivo primario è dunque quello di aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo.

Esso propone linee di azione innovative nel campo “dell’accompagnamento della genitorialità vulnerabile”, scommettendo su un’ipotesi di contaminazione, piuttosto desueta, fra l’ambito della tutela dei minori e quello del sostegno alla genitorialità. In questo senso, essa si inscrive all’interno delle linee sviluppate dalla “Strategia Europa 2020” per quanto riguarda l’innovazione e la sperimentazione sociale come mezzo per rispondere ai bisogni della cittadinanza e spezzare il circolo dello svantaggio sociale.

L’intervento si basa sulla protezione del bambino ed ha come “focus” la famiglia tutta ed il contesto sociale tant’è che il “framework operativo” è denominato “Il Mondo del Bambino” e lo strumento base utilizzato nel programma è quello di rilevare la situazione del bambino, progettare il cambiamento e monitorarlo. Esso, infatti, fa riferimento a tre dimensioni fondamentali che contribuiscono a realizzare il benessere dello stesso:

  1. I bisogni di sviluppo del bambino;
  2. Le risposte delle figure parentali per soddisfare tali bisogni;
  3. I fattori familiari ed ambientali che possono influenzare la risposta a tali bisogni.

Tramite “Il Mondo del Bambino”, nel processo di “valutazione partecipativa e trasformativa”, tutti i soggetti dell’equipe – the team around the child -, le cui famiglie target sono membri, avviano un processo di riflessione, esplicitazione ed attribuzione condivisa di significato alle osservazioni ed ai comportamenti rispetto ai quali si deve stimare la segnalazione. Creare contesti di valutazione tras-formativa vuol dire rendere le famiglie protagoniste nella costruzione dei significati di tutto il processo valutativo dell’intervento: dalla definizione dei problemi (assessement), alla costruzione delle soluzioni (progettazione), all’attuazione ed al monitoraggio delle stesse (intervento), fino ad arrivare alla valutazione complessiva sul percorso fatto e sui cambiamenti ottenuti.

La scommessa è realizzare delle azioni concrete, pensate e quindi progettate con le famiglie target, visibili e documentate, nate da un pensare insieme ai bambini ed ai genitori (assessement) e da un fare insieme, sempre accompagnate tramite il meccanismo del tutoraggio e del coaching, per dare vita ad una comunità di pratiche e di ricerca che costituisce conoscenza ed innovazione.

La popolazione interessata è costituita da “famiglie negligenti”  ovvero quelle dove esiste una carenza significativa o un’assenza di risposte ai bisogni del bambino, ove, all’origine della negligenza vi siano due fenomeni: una prima perturbazione nelle relazioni tra figure genitoriali e figli ed una seconda che riguarda le relazioni tra le famiglie ed il loro mondo relazionale esterno.

Da ciò consegue che P.I.P.P.I. propone un “approccio di intervento eco-sistemico” per sviluppare servizi ed interventi integrati che superino il modello organizzativo-culturale che affronta la negligenza riducendola ad una aggregazione di problemi individuali dei genitori e dei bambini piuttosto che la perturbazione che ha a che fare con l’insieme dell’organizzazione sociale dell’infanzia e della genitorialità e richiede innanzi tutto un’azione di sistema che prevede  che gli ambiti territoriali (contesti) ed in particolare la parte politica e dirigenziale, mettano in campo, già dalla fase di pre-implementazione , una definizione integrata dei rapporti inter-istituzionali per garantire il necessario supporto politico-organizzativo al lavoro coordinato tra operatori dei diversi servizi facenti parte delle equipe multidisciplinari. Specificatamente il target di P.I.P.P.I. è il seguente:

  1. Bambini da 0 a 11 anni di età e figure parentali di riferimento (i fratelli maggiori di questi bambini e quindi le famiglie con figli pre-adolescenti ed adolescenti);
  2. Bambini il cui sviluppo e la cui sicurezza sono considerati dagli operatori di riferimento come “preoccupanti” a ragione del fatto che vivono in famiglie all’interno delle quali le figure parentali sperimentano difficoltà consistenti e concrete a soddisfare i bisogni dei bambini sul piano fisico, educativo, affettivo, psicologico, ecc.;
  3. Genitori che risultano negligenti a partire dall’analisi fornita dallo strumento di pre-assessement utilizzato nella fase preliminare;
  4. Famiglie per cui l’accesso all’insieme dei servizi forniti fino all’avvio di P.I.P.P.I. non ha permesso di migliorare la situazione;
  5. Famiglie che sono già state separate ma per le quali si intende avviare un programma di riunificazione familiare stabile al fine di ridurre i tempi di allontanamento esterno dei bambini.

L’orientamento generale è, quindi, quello di mantenere i bambini in famiglia attraverso una forma di sostegno intensivo e globale rivolto ai bambini stessi, alle famiglie ed alle reti sociali in cui vivono.

I dispositivi d’azione fanno riferimento alla necessità di garantire sia il sostegno individuale che di gruppo, rivolto sia ai bambini che ai genitori, sia sostegno professionale e paraprofessionale.

Specificatamente i dispositivi d’azione sono quattro:

  1. L’educativa domiciliare;
  2. I gruppi per genitori e bambini;
  3. Le attività di raccordo fra scuola e servizi;
  4. La famiglia d’appoggio.

Gli obiettivi del programma sono:

  1. Obiettivi finali: garantire la sicurezza dei bambini, incoraggiare il loro sviluppo ottimale, contribuire a migliorare il loro futuro evitando il collocamento esterno alla famiglia, migliorare il funzionamento psicosociale e cognitivo dei bambini all’interno dei diversi contesti di vita;
  2. Obiettivi intermedi: permettere ai genitori l’esercizio positivo del loro ruolo parentale e delle loro responsabilità, fare in modo che i genitori apprendano a dare risposte adeguate ai bisogni di sviluppo fisici, psicologici ed educativi dei loro figli, far in modo che si arrivi ad una disponibilità psicologica delle figure parentali ed a comportamenti responsabili e sensibili ai bisogni dei bambini;
  3. Obiettivi prossimali: incoraggiare la partecipazione dei genitori e la collaborazione attraverso il processo di presa in carico, fare in modo che i genitori dispongano del sostegno necessario all’esercizio della loro responsabilità verso i figli, promuovere un clima di collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti nel progetto ed a tutti gli adulti che costituiscono l’entourage dei bambini per permettere una reale integrazione degli interventi che assicuri il benessere e lo sviluppo ottimale dei bambini.

Il risultato atteso rispetto agli operatori ed al sistema di servizi è quello di individuare, sperimentare, monitorare, valutare e codificare un approccio intensivo, continuo, flessibile, ma allo stesso tempo strutturato, di presa in carico del nucleo familiare, capace di ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino.

La struttura di gestione del programma P.I.P.P.I.:

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:

Ente promotore e finanziatore che ha la responsabilità complessiva del programma.

Gruppo Scientifico:

Mette a disposizione i materiali, monitora la fedeltà al programma e l’integrità dello stesso.

La Regione:

Favorisce complessivamente l’implementazione del programma, sensibilizzando, curando ed attivando i collegamenti inter-istituzionali necessari.

Il Referente Regionale:

Ha il compito di riferimento sui contenuti della sperimentazione e di raccordo con la Regione, il Ministero e tutte le figure professionali coinvolte e contribuisce alla costituzione del Tavolo di Coordinamento Regionale.

L’Ambito Territoriale Sociale:

Gestisce il programma in tutte le sue fasi ed azioni, assicurando il rispetto dei contenuti e della tempistica.

Il Gruppo di Riferimento Territoriale:

E’ un gruppo di stakeholders del pubblico e del privato sociale che concerta e risponde complessivamente delle attività svolte all’interno del programma.

L’Equipe Multidisciplinare:

Cura la realizzazione di ogni progetto d’intervento, svolge una funzione operativa che garantisce qualità, continuità e correttezza nei processi di presa in carico, dell’implementazione del processo della valutazione partecipativa e trasformativa e nell’utilizzo degli strumenti previsti.

L’Equipe comprende l’Assistente Sociale del Comune, lo Psicologo della ASL, l’Educatore Domiciliare, una famiglia d’appoggio, l’insegnate, se possibile il pediatra e qualunque altro professionista ritenuto pertinente.

Relativamente all’ambito territoriale di Campobasso, la C.S.S. mette a disposizione le proprie professionalità all’interno dell’Equipe in prevalenza attraverso Educatori Domiciliari.

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Oltre al Programma P.I.P.P.I. la C.S.S. partecipa anche al “Progetto Affido”.

PROGETTO AFFIDO

Il PROGETTO AFFIDO è promosso e finanziato dal Ministero delle Politiche Sociali con una quota-parte finanziata dalla Regione Molise. Il programma trova attuazione nell’Ambito Sociale di Campobasso attraverso il coinvolgimento di figure professionali dell’Ambito stesso e della C.S.S..

L’Istituto dell’affidamento, introdotto in Italia con la legge 4 maggio 1983, n. 184, poi modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 149, poi dalla legge 8 novembre 2000 n. 328, ha come finalità l’aiuto del minore inserito in contesti familiari problematici, al fine di permettergli una continuità educativa in un periodo di crisi della famiglia, senza interrompere il suo rapporto con quest’ultima, anzi trovando persone capaci di favorire, con il supporto di operatori qualificati, il ritorno del bambino in essa.

Gli obiettivi specifici del PROGETTO AFFIDO che si intendono perseguire sono:

  • Favorire una cultura della responsabilità di tutti gli adulti nei confronti dei minori, attraverso la promozione di momenti culturali, di educazione all’affettività, stimolando esperienze di solidarietà ed accoglienza all’interno della comunità territoriale di appartenenza;
  • Facilitare la realizzazione di interventi di informazione ed orientamento rispetto al tema dell’affido che siano capillari sul territorio e costanti nel tempo;
  • Favorire l’incontro e sensibilizzare persone o nuclei familiari disponibili a candidarsi per l’affidamento familiare;
  • Accompagnare famiglie/singoli per approfondire la loro disponibilità all’affido;
  • Sostenere le famiglie ed i singoli nel ruolo genitoriale attraverso interventi individuali e di gruppo;
  • Offrire agli affidatari uno spazio per conoscersi, confrontarsi, supportarsi al fine di facilitare lo scambio e la riproposizione di un reale associazionismo di famiglie affidatarie;
  • Facilitare l’attivazione di una rete tra le case famiglia del territorio, i servizi territoriali e gli organismi operanti nel settore degli affidi.

I contenuti del PROGETTO AFFIDO sono in sostanza i seguenti:

  1. Obiettivi e caratteristiche dell’affidamento:
  • Obiettivi a breve, medio e lungo termine;
  • Soggetti coinvolti e rispettivi compiti;
  • Tipo di affidamento (residenziale e/o part-time);
  • Prevedibile durata.
  1. Gestione della vita quotidiana:
  • Rapporti minore-famiglia d’origine, definizione piano-visite ed incontri;
  • Modalità di rapporto con la scuola ed altre agenzie;
  • Gestione della vita quotidiana;
  • Gestione degli aspetti sanitari.
  1. Interventi di supporto all’affido:
  • Eventuale intervento psicoterapeutico per il minore;
  • Incontri di sostegno per la famiglia affidataria;
  • Incontri di sostegno per la famiglia affidante;
  • Contributi economici alla famiglia affidataria.
  1. Verifiche:
  • Periodicità delle visite intermedie;
  • Frequenza delle relazioni di verifica da inviare all’Autorità Giudiziaria (semestrali)