A.D.I.

“I sistemi sanitari, in tutto il mondo occidentale, sono oggetto di profonde e radicali trasformazioni, determinate dalla evoluzione complessiva degli scenari di riferimento, sia per quel che riguarda l’area dei bisogni sanitari (mutamenti epidemiologici – demografici), sia per quel che riguarda livelli e modelli di finanziamento.

Come è noto, è in atto un processo di riorganizzazione dei Servizi Sanitari (e Socio Sanitari) che tende a modificare profondamente le condizioni dell’offerta, cercando di coniugare nuove modalità di risposte ai nuovi bisogni presentati dall’utenza con la necessaria attenzione e con l’uso razionale delle limitate risorse a disposizione del sistema.

Uno degli snodi centrali della riorganizzazione è costituito dalla ridefinizione del ruolo dell’Ospedale nel sistema dei servizi e della conseguente necessità di attrezzare adeguatamente il territorio implementando percorsi assistenziali fondati su interventi domiciliari in grado, comunque, di garantire le esigenze assistenziali a fronte delle necessità di ridurre il ricorso al ricovero in Ospedale.

La funzione delle strutture ospedaliere va ricondotta, sostanzialmente, alla cura degli acuti, per periodi brevi, limitati al tempo necessario per promuovere condizioni di compenso della situazione acuta.

Questo, però, richiede un investimento di risorse umane e strumentali ed un grande sforzo organizzativo per evitare che il trasferimento sul territorio di patologie complesse si traduca in un deterioramento dell’assistenza.

Certamente un buon funzionamento dell’A.D.I. è indispensabile nei confronti dei pazienti sub-acuti, senza distinzione di età e vincoli di reddito, per ridurre il numero dei ricoveri ospedalieri e la durata della degenza senza in alcun modo incidere sulla qualità e quantità delle prestazioni assistenziali erogate. Inoltre l’A.D.I. impone la presenza di una “rete sociale” (di un familiare o di un altro referente) e, dunque, rende questa particolare assistenza domiciliare strumento certamente temporaneo, ma essenziale per il paziente che rimane inserito nell’ambito domestico e non sradicato dal suo contesto sociale.

L’assistenza domiciliare, di cui è responsabile in primo luogo il Medico di Famiglia (M.M.G.), comprende, quindi, tutte le prestazioni di tipo preventivo, diagnostico, curativo e riabilitativo effettuabili a domicilio dei pazienti.

La complessità di certe patologie e le difficoltà organizzative che talvolta comportano, non consentono al Medico di Famiglia di gestire da solo l’assistenza a domicilio, né la famiglia, quando presente, è sempre in grado di sostenere l’elevato peso assistenziale di malati gravi e/o complessi. Da qui l’inevitabilità spesso del ricovero in Ospedale o in altro Istituto. Ecco, quindi, la necessità di fornire un adeguato supporto organizzativo al Medico di base ed un aiuto alla famiglia, che permettano anche al malato grave di restare a casa in piena sicurezza.

L’A.D.I. è rivolta, quindi, a tutte le persone, di tutte le età, affette da patologie gravi e/o complesse in fase acuta, sub-acuta o cronica riacutizzata o che, comunque, necessitano di prestazioni normalmente effettuate in regime di ricovero (in sostituzione, quindi, dello stesso) e/o il ricorso all’istituzionalizzazione.

La Cooperativa Servizi Sanitari, da parte sua, è organizzata per risolvere casi acuti o cronici riacutizzati nell’ambito delle patologie di competenza medica, ma è anche ben consapevole che l’intervento puramente clinico è il più semplice, ma che rimane fuori l’aspetto più rilevante delle problematiche domiciliari e cioè l’aspetto sociale insieme all’approccio integrato di tutte le necessità assistenziali dell’ammalato fragile.

In sostanza, oggi il territorio deve assumere un ruolo fondamentale e dare delle risposte globali ai cittadini venendo incontro sia al malato che alla famiglia.

Allora il problema è fare cultura, ma fare cultura comunicandola attraverso gli operatori e diffondendola, poi, ai cittadini.

La secolare centralità dell’Ospedale, come baluardo della salute è finita, ora deve crescere la risposta del territorio. Naturalmente, per mantenere un elevato standard assistenziale, questo servizio ha necessità di individuare le risorse su cui fare affidamento. Una corretta quantificazione del budget economico che le Regioni e le Aziende Sanitarie devono individuare, nel rispetto delle esigenze di ciascun distretto sanitario, è un’ottima base per un elevato standard assistenziale: è necessario tener ben presente le differenze socio-economiche, epidemiologiche e geografiche per evitare di investire troppo dove non è necessario o troppo poco dove serve ed associare al giusto investimento un modello normativo snello e deburocratizzato.”

Quintiliano Chiacchiari e Liberato Volpe

CHE COS'E' L'A.D.I.

Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) è il termine utilizzato in sanità per indicare quel complesso di prestazioni continuative di tipo sanitario, assistenziale e sociale, erogato con il fine di garantire al paziente adeguati livelli d’assistenza, la tutela della propria autonomia ed il mantenimento al proprio domicilio.

L’A.D.I. presta il suo intervento a diverse categorie di pazienti:

  1. Anziani non autosufficienti fisicamente, psichicamente e/o socialmente;
  2. Anziani con ridotte capacità funzionali residue (quindi a rischio di non autosufficienza);
  3. Anziani temporaneamente non autosufficienti in corso di riabilitazione o in fase di convalescenza da malattie e/o interventi (infartuati, emiplegici, colostomizzati, protesizzati, in nutrizione enterale, in terapia antalgica di secondo livello, ecc.);
  4. Anziani temporaneamente non autosufficienti per problemi sociali e/o nell’attesa di abbattere le barriere archiettoniche;
  5. Anziani autosufficienti affetti da patologie acute o croniche riacutizzate non richiedenti il ricovero ospedaliero;
  6. Anziani autosufficienti affetti da patologie croniche stabilizzate ed evolutive che necessitano di prestazioni sanitarie non ospedaliere;
  7. Persone non anziane gravemente disabili con bisogni solubili a domicilio;
  8. Persone di qualsiasi fascia di età con patologie permanentemente o temporaneamente invalidanti.

L’interesse per l’A.D.I. scaturisce dalla pressante esigenza di rispondere ai complessi bisogni sanitari e sociali di questo tipo di pazienti autosufficienti e non la cui assistenza, prolungata nel tempo, non può essere erogata dall’Ospedale.

Per erogare un buon servizio A.D.I. è necessaria all’origine una buona organizzazione, che tenga conto delle numerose variabili legate al processo assistenziale. L’infermiere dell’A.D.I., ad esempio, è messo alla prova a tutto campo: deve essere in grado di far da tramite tra l’ammalato ed il suo nucleo familiare e tra quest’ultimo ed il servizio sanitario, rilevando i bisogni, interpretandoli per poi trasmetterli, se necessario. E’ un’occasione che lo trasforma da esecutore di prescrizioni mediche o procedure focalizzate sugli aspetti fisici e funzionali della prestazione, a professionista attento anche alla dimensione psico-relazionale della qualità del suo intervento.

Zì Tonuccio…una storia come tante.

“Una infanzia di briciole, una grande famiglia, la guerra.

La fatica di ricominciare, quattro mura ed un tetto in un paesino.

Poi la guerra silenziosa dei distacchi senza ritorno e di chi partiva a cercar fortuna per tornare sempre meno spesso.

Aveva salutato da un po’ le ottanta primavere e nonostante tutto non aveva mai conosciuto il dolore.

Poi quel 12 luglio lo trovarono a terra sulle scale di casa…Sembrava capire, ma non riusciva a stare in piedi e con la lingua impastata sibilava in modo incomprensibile.

La solidarietà e l’affetto de paesani non poteva venir meno.

In pochi minuti accorsero una macchina bianca ed un’autoambulanza con il fragore delle sirene.

Ed il suono assordante lo accompagnò fino a quel letto di Ospedale…così diverso dal letto di casa sua.

In caso di bisogno avrebbe potuto suonare il campanello, ma lui non poteva, così furono chiamati i familiari per assisterlo.

…E per loro non fu meno dura…

Spesso venivano sollecitati ad uscire dalla stanza…e già…non si capiva come la loro presenza fosse di volta in volta indispensabile o inopportuna!

Dopo averlo vegliato per tre notti, seduti su di una sedia che sembrava di marmo, si decisero a fare come gli altri.

Comprarono una sedia a sdraio, di quelle che si vendono al mercato; nei bagni ce ne erano più di una ed ogni notte spuntavano furtivamente…almeno la schiena riposava un po’!

Per mangiare si arrangiarono…ma non era neanche quello un problema! Per fortuna spesso in loro soccorso venivano gli infermieri al cambio turno…bastava solo essere un po’ gentili con loro!

Passarono diverse notti. Poi un giorno i medici dissero che doveva essere dimesso.

Tornò a casa senza poter muovere più un braccio ed una gamba, con tante medicine sul comodino ed una grossa piaga sul fondo della schiena.

Dopo poco tempo tornò a riabbracciare i suoi cari che lo avevano preceduto nel regno dei giusti.

Quell’ultima guerra fu certamente la più dura…ma forse l’epilogo non fu fino in fondo del tutto indesiderato.”

Ma proviamo a riscrivere questa storia…

“Il 12 luglio per Zì Tonuccio era un giorno come tanti altri se non fosse stato per quello strano mal di testa.

L’infermiere che lo seguiva a casa gli trovò la pressione più alta del solito.

Bastò una pillola sotto la lingua per rimediare a tutto.

…E già…Infatti Zì Tonuccio era stato affidato ad un infermiere del paese dal momento che, quell’uomo che sembrava una roccia, qualche problemino l’aveva: pressione alta ed il cuore che non era più un fulmine di guerra.

Passarono alcuni anni ed un giorno, all’improvviso, si accorse che un braccio, così come una gamba, non avevano più la forza di prima.

Fu portato in Ospedale su un’autolettiga, ma a sirena spenta e, soprattutto, accompagnato dal suo infermiere, che seppe tranquillizzarlo.

In quel paese, l’Ospedale metteva a disposizione una camera con due letti, uno per il malato e l’altro per un familiare che volesse assisterlo.

Zì Tonuccio non era a casa sua, ma era come se lo fosse.

Figli e nipoti potevano entrare ed uscire come volevano.

Per farlo contento gli avevano portato anche le scatole dove conservava tutte le lettere che gli aveva mandato la sorella dal Canada ed una collezione di orologi a cui teneva tanto.

Lo aiutavano a girarsi nel letto come gli avevano insegnato gli infermieri, lo mettevano a sedere sulla poltrona, erano presenti durante la visita dei medici ed all’ora dei pasti c’era un vassoio anche per loro.

Dovo pochi giorni tornò a casa sua dove, a distanza di una settimana, venne a trovarlo anche uno dei medici che lo avevano curato in Ospedale.

Passarono diversi anni ed altri ancora.

Poi si avvivinò il termine del tempo che gli era stato dato.

…Questa volta restò a casa sua…

Lo aiutarono il suo medico di famiglia, il suo infermiere ed anche il dottore dell’Ospedale, che era diventato ormai suo amico, ed i suoi familiari tornati apposta tutti al paese.

Se ne andò, come spesso si dice, serenamente, convinto di aver compiuto il suo disegno e regalando ai suoi cari l’occasione più bella per rinnovare le proprie radici.”

(Tratto dal volume degli atti del

“Primo Convegno Interregionale di Assistenza Domiciliare”

– Molise, Abruzzo e Puglia –

della Coop. Servizi Sanitari)